Cenere e silenzio. La storia vera di un Piepel ad Auschwitz

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Non tutti i bambini ad Auschwitz erano solo prigionieri.
Alcuni erano oggetti.

Questo libro racconta la storia vera di un Piepel: un ragazzo usato dai kapò come servitore personale e come merce di scambio. Cibo e protezione in cambio di obbedienza. E di abusi.

Maria Pia Selvaggio dà voce a una memoria quasi mai raccontata: quella dei bambini sfruttati, spezzati, cancellati.
Un punto di vista che cambia il modo in cui guardiamo l’orrore della Shoah.

Non è solo storia.
È una ferita che avverte: se smettiamo di ricordare, ricomincia.

Scheda del libro

Data di pubblicazione
Dicembre 29, 2025
Stato
In commercio
Numero pagine
102
Rilegatura
Libro in brossura
Formato
A5
Genere
NARRATIVA, BIOGRAFIE E STORIE VERE
Collana

Descrizione

Questo libro riattraversa i criminali anni della Shoah con gli occhi di un adolescente: al centro della narrazione è collocata la storia vera di un Piepel e gli strazianti percorsi di una memoria specifica, segnata da esperienze e traumi se possibile ancora più gravi e disumani rispetto a quelli vissuti dai genitori deportati nei lager nazisti, dove imperversavano fame, tifo, terrore, morte. Maria Pia Selvaggio dà voce per la prima volta ai giovani che vissero sotto il dominio del Terzo Reich e furono vittime del suo macabro progetto imperiale: Piepel erano chiamati nei campi di sterminio i ragazzini sfruttati per gli scopi più ignobili e condannati a divenire strumenti di piacere dei capi-blocco. Questi li sceglievano per soddisfare le loro perversioni e depravazioni sessuali, in cambio di nutrimento e protezione: oggetti, insomma, usati come servitori personali dagli ufficiali tedeschi, che ignoravano ogni valore morale, civile e soprattutto umano. Il protagonista di questa storia, un ragazzo nell’inferno di Auschwitz che vide diventare la sua precoce vita preda degli abusi e delle barbarie di quei tempi, può essere assimilato al bambino con le mani alzate durante i rastrellamenti nel ghetto di Varsavia ritratto nella famosa foto che ha assunto, con il passare del tempo, lo statuto di vera e propria icona dell’Olocausto e di figura universale della “vittima” tout court. Un orrore da non dimenticare, dunque, come sollecita l’autrice che – rievocando le angoscianti e terrificanti vicende vissute da chi dovette affrontare, appena adolescente, la macabra e sconvolgente esperienza nel campo di concentramento nel quale era stato rinchiuso – illustra, nel contempo, le motivazioni storiche, culturali ed emotive di un racconto costruito sullo sfondo di una delle più drammatiche pagine della storia: le piccole vittime del nazismo e l’immane tragedia della Seconda guerra mondiale. Tenendo conto della drammatica testimonianza di un sopravvissuto, la scrittrice fa un resoconto del mondo crudo e crudele, violento e brutale che spezzava l’infanzia e cancellava la dignità umana, perché la disumanità e le atrocità commesse sui giovani nei Konzentrationslager meritano maggiore approfondimento e consapevolezza. Un punto di vista nuovo quello offerto qui, allora, per far conoscere ciò che è necessario, per non stemperare gli orrori del passato mentre se ne affacciano altri, per creare memoria.

Informazioni aggiuntive

Peso 0,15 kg
Dimensioni 21 × 1 × 15 mm

1 recensione per Cenere e silenzio. La storia vera di un Piepel ad Auschwitz

  1. ecly

    Ottimo libro!

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